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lunedì 6 febbraio 2012

Las Vegas: Romney vince ancora, emerge il Nonnetto Brontolone


Romney ha vinto di nuovo, questa volta in Nevada, e la cosa fa già meno notizia. Ha anche ottenuto la benedizione all'ultimo minuto da parte di Donald Trump, palazzinaro megalomane che a Las Vegas è di casa, con il quale non sembra avere troppe cose in comune. Ma siccome ci si aspettava che Trump avrebbe finito per preferirgli Newt Gingrich, Romney ha incassato ben volentieri. E mentre Gingrich lanciava tronitruanti proclami che continuerà la campagna sino allo sfinimento, già si vocifera che il magnate dei casino' e falco filo-israeliano Adelson, che gli ha fornito la benzina finanziaria necessaria per andare avanti sin qui, incominci ad averne abbastanza di buttare soldi su un perdente e mediti di cambiare cavallo. Con Gingrich ancora rabbioso ma sempre più sgonfio, sale agli onori della cronaca, già annoiata, il "dottor Paul", il Quarto Candidato. Che sarebbe il nonnetto settantaseienne che ha il suo periodico momento di gloria quando appare abbarbicato con aria persa a uno degli scranni dei dibattiti televisivi tra candidati, ai quali ha partecipato fin dall'inizio, per poi scomparire in un apparente oblio nelle settimane successive. Paul, medico buttatosi in politica in tarda età per perseguire un suo originale programma di estremismo libertario coltivato sin dall'infanzia, ci tiene a dare di sé un'immagine di brontolone saggio ma sopra le righe. E poiché è il re degli outsider che mai potrà ottenere la nomination, si può' anche permettere con un certo successo di fare lo spiritoso. All'ultimo dibattito in Florida, mentre i principali candidati si accapigliavano sul programma spaziale ha fatto ridere tutti decretando che sulla luna bisognerebbe mandarci qualche politico, decantando la propria salute di ferro, o sbeffeggiando le enormi disponibilità finanziarie degli altri candidati in rapporto alle sue. Se Paul fa spesso pensare ai vecchietti che brontolano dal loggione del Muppet Show, di certo non va sottovalutato. Innanzitutto, povero non è grazie ai suoi ingenti investimenti, esclusivamente in beni rifugio e principalmente in lingotti. Poi, può' far sfoggio di una coerenza da conservatore vecchio stampo che fa difetto ai suoi principali avversari. Il suo programma, lo stesso da sempre, è per una sussidiarietà spinta all'estremo che punta a eliminare la presenza dello stato federale in molti settori, tagliandone drasticamente le spese e ogni forma di assistenzialismo.  Fautore del ritorno a una qualche forma di Gold Standard, Paul è nemico della prima ora della Federal Reserve, a cui attribuisce la responsabilità della crisi finanziaria (il cui verificarsi aveva previsto in tempi non sospetti). Se il suo liberismo economico è spinto all'eccesso, in politica estera non è lontano da posizioni da sinistra europea nemmeno tanto moderata: taglio draconiano delle spese militari, fine di qualunque impegno militare all'estero, pragmatismo con Cuba e rifiuto di un appoggio esclusivo e unilaterale a Israele. Sui temi sociali, può' permettersi di non essere ostile al matrimonio tra omosessuali, cosa impensabile per qualunque candidato repubblicano con qualche velleità di vittoria finale. Se Paul ha sempre avuto un ruolo marginale nel partito e non può' contare sull'appoggio dell'establishment e dei grandi finanzieri, ha dalla sua una organizzazione capillare di aficionados, per lo più giovani, che gli ha consentito di ottenere quasi il 20% in Nevada (lo stesso exploit gli era riuscito in New Hampshire), a un passo da Gingrich, e di emergere come un vero rompiscatole all'interno del partito. Perché se la nomination realisticamente non rientra tra i suoi obiettivi, Paul punta deciso a fare uscire il suo movimento dalla marginalità, infiltrandosi nel processo decisionale del partito per influenzarne maggiormente le politiche e le scelte dei candidati a livello locale e non.  Insomma, un'operazione non dissimile da quelle di tipo correntizio a cui la politica italiana ci ha abituato e che potrebbe essere coronata da successo se, come sembra, Paul potrà ottenere risultati altrettanto confortanti in almeno alcuni dei 17 Stati che voteranno nelle prossime settimane (10 durante il "Super Tuesday" del 6 marzo). Nel frattempo, aspettiamo con impazienza il nuovo capolavoro di falsa ingenuità che l'arzillo vecchietto saprà proporci durante il dibattito del 22 febbraio in Arizona, quando uscirà di nuovo da un oblio che ormai non è forse più davvero tale.


PS Per dovere di par condicio pubblichiamo la foto di Carol Paul, la quarta delle mogli, sinora mancante al nostro blog. Carol è madre di 5 figli, nonna di diciotto, bisnonna di quattro nipotini e sosia della Signora in Giallo, ci segnala una nostra gentile lettrice (Carol è quella a sinistra). 
Il marito ha reso pubblico omaggio al libro di cucina della famiglia Paul, da lei curato (supponiamo anche per incrementarne le vendite su Amazon:
 http://www.amazon.com/Ron-Paul-Family-Cookbook-2012/dp/B006VDDI8Q)






venerdì 3 febbraio 2012

L'imbucato di ritorno dalla Florida. Mitt Romney ce l'ha fatta! Gli è costato appena 15 milioni di dollari


L'imbucato, qui nella posa più compresa che  sia riuscito ad esibire dopo avere studiato con attenzione i volti tirati delle centinaia di giornalisti presenti  nella sala stampa della fiera  campionaria di Tampa Florida allestita per l'occasione. Il cartellino che reca appeso al collo non è quello del prezzo, ma un regolamentare badge "stampa" gentilmente offertogli da un'attempata addetta agli ingressi in vena di atti generosi. Dà accesso a un hangar di 20.000 metri quadri, guarnito con gusto minimalista con qualche tavolone da October Fest (vedi sotto), da uno schermo gigante sintonizzato su Fox News e dall'immancabile bus tirato a lucido. Alcuni veri giornalisti, spinti dal fiuto professionale, si sono inizialmente assiepati all'ingresso della sala vip, cercando di farsi riconoscere da qualche lontano membro dell'immenso clan Romney e farsi accompagnare all'interno. I più sono tornati con la coda tra le gambe a guardare lo stentato discorso del vincitore sugli schermi della Fox. L'imbucato si è preso come unica briga quella di posare per il blog per tutta  la serata



L'imbucato ha  assistito ieri alla vittoria probabilmente decisiva di Mitt Romney  nella sfida alla nomination repubblicana. Il temuto outsider Newt Gingrich, ex-speaker della Camera dei rappresentanti assurto a paladino delle posizioni più radicali e estremiste  del partito e vincitore a sorpresa una settimana fa in South Carolina, è stato ridotto a più miti propositi da Romney, il quale si è imposto con più del 46% dei voti. Un gioco da ragazzi poiché  Mitt, oltre all'energetico entusiasmo, ha investito nell'impresa quasi  15 milioni di dollari messigli a disposizione dai potenti sostenitori del partito, i quali ormai concordano nel considerare una sua vittoria alle primarie un male minore rispetto a quella di Newt. Meglio un candidato incolore, opportunista e probabilmente troppo moderato, ma attualmente considerato in parità in un possibile scontro con Obama, di una mina vagante come Gingrich, vanesio, egocentrico e sicuro sconfitto contro Obama. Dopo la bruciante sconfitta in South Carolina, Mitt ha messo da parte  il paternalista buonismo al quale aveva inizialmente improntato la sua campagna da sicuro vincitore, si è lanciato in attacchi velenosi contro il suo principale avversario e acconsentito che il 90% dei fondi colossali investiti in Florida si riversassero in annunci televisivi  mirati a mettere in cattiva luce Gingrich, in un crescendo di accuse  e colpi bassi ai quali l'ex-speaker non ha certo mancato di rispondere da par suo, ma con mezzi inevitabilmente  più limitati. L'intero stato maggiore del partito, sospettoso di Romney fin dall'inizio, ha finito per convincersi  ad appoggiarlo apertamente. Fra gli altri John McCain, sfidante sconfitto da Obama 4 anni fa, che ha partecipato a svariati comizi di Romney (tra cui uno in una fabbrica di vernici di Naples in presenza dell'Imbucato), sfoderando doti da istrione del palcoscenico: "Dopo che ho perso le elezioni del 2008 ho dormito come un bambino". Pausa. "Mi addormentavo per un'ora poi piangevo, dormivo un'ora e piangevo". Risate e applausi della folla, di certo più convinti di quelli di norma indirizzati al frigido Mitt. 
 Lo scarto tra i mezzi a disposizione delle due campagne si è visto, con Newt staccato di più di 15 punti, e chance di vittoria finale ridotte al lumicino. Chi ne ha sofferto è la campagna, che chi se ne intende considera come la più velenosa della storia, e probabilmente la stessa immagine del partito repubblicano, i cui caporioni si apostrofano amichevolmente con epiteti quali lobbista senza scrupoli, procacciatore di favori, caduto in disgrazia. Di spot televisivi così', graficamente impeccabili e per lo più autenticati alla fine dal candidato avversario, a testimonianza di un residuo e anacronistico rispetto delle regole imposto per legge ("I'm Mitt Romney and I approve this message"), i malcapitati cittadini della Florida se ne sono dovuti sorbire a raffica all'ora di cena. E di sicuro tirano un sospiro di sollievo che sia per il momento finita; la maggior parte di loro potrà tornare indisturbato alla quotidiana occupazione di tirare la cinghia. Il circo si sposta ora in Nevada, ove il Giornalista si sta recando in queste ore a bordo dell'aereo del candidato. Quanto a voi, se volete deliziarvi eccovi alcuni esempi degli spot più sanguinolenti:
http://www.youtube.com/watch?v=63n6N11mrO4
http://www.youtube.com/watch?v=CFBPW6-AKR0&feature=endscreen&NR=1

giovedì 2 febbraio 2012

Il dibattito di Jacksonville, Florida: il pugile suonato e le first lay

Contrariamente al Giornalista, accreditato presso la University of North Florida di Jacksonville  in cui si svolgeva, l'Imbucato il dibattito se l'è goduto sulla CNN in un Hilton a pochi chilometri dal li. Con la sostanziale differenza che all'Hilton si può' facilmente accedere a un succulento Cajun Chicken (la foto non è disponibile, la fame era tanta) sollevando la cornetta e contattando il room service, mentre i giornalisti si devono ingozzare di salatini e panini secchi offerti dall'organizzazione. Per il resto cambia poco: anche i giornalisti il dibattito lo guardano in TV, dalla cosiddetta 'spin room', tra commenti e sghignazzi, nella speranza che li raggiungano alla fine i candidati o i loro spin doctor (cosa che ahimé non sempre accade). 


Che Newt Gingrich fosse condannato a sicura sconfitta in Florida malgrado i sondaggi gli attribuissero un sostanzioso vantaggio alla vigilia lo si è capito dal catastrofico andamento del dibattito del 26 gennaio.  Gingrich, che aveva morso come un cane rabbioso nei precedenti dibattiti tanto da essere frettolosamente incoronato re dei medesimi e grande oratore, è apparso stasera come un pugile suonato. Che si guardava le scarpe mentre il timido Romney, ringalluzzito dal terrore di perdere e opportunamente ammaestrato da orde di strateghi strapagati, gli rovesciava addosso accuse sul suo ruolo di lobbista per conto di opache società immobiliari di stato che hanno contribuito a rovinare milioni di americani indebitati, metteva in dubbio il suo decantato ruolo come consigliere di Reagan, gli ricordava di essere stato licenziato ignominiosamente come speaker della Camera. Non bastasse, nei pasticci Gingrich ci si è messo da solo, incapace di argomentare con efficacia su temi da lui stesso sollevati in occasioni precedenti, dall'immensa fortuna di Romney, compreso l'impresentabile conto in Svizzera, alla politica sull'immigrazione, sulla quale Romney mostra i muscoli rischiando di dispiacere alle masse ispaniche che costituiscono buona parte dell'elettorato in Florida. Per non parlare delle farneticazioni di Gingrich sulla proposta di colonizzare la luna, escogitata per piaggeria nei confronti del personale minacciato della Nasa -che ha sede in Florida- ma facilmente ridicolizzata dai suoi avversari. Ma la risposta che ha davvero dato la misura dell'inadeguatezza di Gingrich è venuta verso la fine, quando il moderatore della CNN, fattosi coraggio, ha porto la seguente, cruciale domanda ai quattro candidati: "Perché pensate che vostra moglie sarebbe una first lady migliore delle altre?". Gingrich, terzo interpellato, ha inizialmente provocato un brivido sostenendo che tutte e tre sarebbero eccellenti. Si è poi capito che non si riferiva alle sue, di tre mogli o ex-tali, ognuna rimpiazzata dalla successiva dopo anni di relazioni extraconiugali in  circostanze assai poco rispettose della loro e della sua dignità, ma bensì a quelle dei suoi avversari, in un gesto che voleva essere cortese. Ha poi biascicato qualche pasticciata lode all'attuale consorte Callista, l'amica dell'elefante (vedi blog del 20 gennaio) della quale, non potendo citare in pubblico le vere qualità, ha brevemente decantato una presunta propensione artistica.
Callista
Ann
Di che nascondersi, al paragone con quanto Romney aveva detto poco prima e Santorum si preparava a dire. Ann Romney, ha detto il marito mentre gli occhi di lei, stretta in un primissimo piano, si colmavano di lacrime, non solo è la regina della casa e la madre dei cinque manzi (di cui al blog del 19 gennaio), ma è provvista di un tumore e pure di sclerosi multipla. Che ha ovviamente sconfitto, con la forza del suo indomabile coraggio (e certo delle cure esclusive che i due si possono ampiamente permettere). E Santorum, antiabortista cattolico integralista che sulla famiglia è imbattibile, ha fatto persino di meglio, definendo sua moglie con voce rotta un'eroina che ha messo a mondo otto figli (uno dei quali, la storia è nota, sarebbe un feto affetto da una grave malattia espulso per un aborto spontaneo a cinque mesi di gestazione, che fu portato a casa dai genitori e vegliato per tutta la notte con la partecipazione degli altri figli), Impossibilitata a partecipare al dibattito, l'Eroina era attualmente occupata a accudire la figlia Isabella, gravemente disabile. Spenta la TV, è apparso chiaro che Gingrich, il vecchio satiro aspirante idolo delle masse evangeliche e fustigatore della morale altrui (Bill Clinton, del quale aveva capitanato l'impeachment), è stato colpevolmente incapace in decenni di carriera politica di produrre uno straccio di storia personale commovente o non foss'altro esemplare, e che non andrà molto lontano in queste Presidenziali. 

La  famigliola di Santorum













mercoledì 25 gennaio 2012

E' arrivata la lavatrice!!



Nonostante l'impegno intellettuale profuso, il Vostro Imbucato non è riuscito a determinare con esattezza il tasso di penetrazione della lavatrice presso i nuclei familiari americani. Il dato non sembra esistere su Google nonostante la quantità di interessanti studi disponibili in materia. Quel che è certo è che a NY in casa propria forse ce l'aveva Madoff e pochi altri. Si ritiene fortunato chi può condividere con gli altri inquilini del proprio stabile l'uso di una lavatrice, sistemata -di solito in compagnia di una colossale asciugatrice- in fondo ad uno scantinato spettrale. Gli inquilini faranno dunque regolarmente la fila in pantofole per riempire e svuotare le macchine del loro prezioso carico, avendo cura di munirsi in precedenza di manciate di monete da 25 centesimi da infilare nelle apposite fessure. Sino a ieri noi questa fortuna non ce l'avevamo. Mandavamo la nostra roba a lavare alla lavanderia dell'angolo grazie all'eroico e estenuante ponte pedestre dei garzoni messicani. Una procedura carissima. Ora la nostra vita è cambiata. Anche noi potremo mettere le pantofole e fare conoscenza più approfondita con gli anziani inquilini in fila per i panni come noi.
PS La foto dell'aggeggio è volutamente vintage, poiché con la sola eccezione dei prodotti Apple buona parte della tecnologia e il design di uso quotidiano in questo paese non sembra avere conosciuto alcuna evoluzione dagli anni 70. 

Il discorso dell'Unione

Niente viaggio a Washington per il discorso del'Unione, quest'anno (che il Vostro Imbucato segui' l'anno scorso dalla sua spartana stanza d'albergo su K street mentre il Giornalista fissava la nuca del Presidente dagli scranni posteriori del Capitol dedicati alla stampa). Il nostri due protagonisti sono stanchi per il troppo viaggiare, e dopo un frugale filetto di red snapper con contorno di melanzane al forno si sono goduti in TV il gattesco Presidente, al massimo della forma. Dopo mesi passati a osservare sondaggi poco incoraggianti e analisi politiche funeste, Barack ha rilanciato la sua politica ed è tornato a sguainare gli artigli. Ha rivendicato i propri successi,  esaltato i segni di ripresa americana e confermato il proprio ruolo di difensore della classe media minacciata dall'establishment finanziario. E attenti a voi, milionari che pagate meno tasse delle vostre segretarie. Se si mantiene così' durante la campagna, si fa dura per il diafano Mitt, strenuo difensore dei banchieri e delle tasse minime per i ricchi (vale a dire per sé, se non si fosse capito).

martedì 24 gennaio 2012

Primavera senza teste


Bello tornare a New York. Temevo che ad attendermi avrei trovato la mia fredda, bagnata, temutissima nemica invernale, che ancora miracolosamente non è apparsa a New York -inverno mite, dicono- e che ci era stata annunciata dagli addetti della United all'aeroporto di Charleston a giustificare il ritardo di 4 e più ore del loro volo per Newark. Pare invece sia stato il vento forte ad aver rallentato i voli per tutta la giornata. Stamattina al risveglio invece clima primaverile tiepido, passanti in abiti leggeri nell'Upper West Side, anziani dell'ospizio accanto in libera uscita, dog-sitters e gente carica di spesa. Un bel contraltare al cattivo umore del Giornalista. Tanto che con inedito entusiasmo ho inforcato il nostro carrello della spesa in finto stile Burberry's  con l'intento di acquistare quanto necessario per colmare i desolati 700 litri vuoti -da mesi- del frigoriferone. Missione compiuta con impeccabile precisione e larghi sorrisi alla matrona nera alla cassa. Che sensazione strana, pero', nello scoprire che hanno chiuso il negozio Gap all'angolo di Broadway e della 86ma. Un punto di riferimento per il quartiere. Senza avvertire, dall'oggi al domani. Un negozio grande come la Upim di via Dante. Chiuso. Giro d'affari insufficiente? E che ne sarà degli svogliati commessi che si trascinavano all'interno? Chiuso con dei fogli di carta da pacchi sulle vetrine, un annuncio di due righe della direzione, e degli scaricatori messicani che trascinano via gli ultimi manichini nudi e senza testa nell'indifferenza generale.

lunedì 23 gennaio 2012

Charleston, South Carolina, il tabacco e l'aviazione civile




Tra le città più ricche degli Stati Uniti alla fine del XVIII secolo grazie alla tratta degli schiavi e alle piantagioni di tabacco e cotone, Charleston ha conservato buona parte degli edifici pubblici e privati dell'epoca e del secolo successivo.  E' un piacere riscoprirla dopo quasi vent'anni dalla prima visita. Un po' più tirata a lucido, conserva intatta la sua immobile indolenza e  ancora resiste ai tentativi di farla assomigliare a Disneyland, destino comune alla maggior parte dei luoghi che hanno la sventura di essere definiti 'storici' in questo paese. 



Forse sarà l'attesa snervante di cinque ore all'aeroporto di Charleston, miserino, dove mi ha depositato con largo anticipo un tassista nero almeno settantenne con tutti i denti dorati e camicione tribale, ma quei sinistri, giganteschi aeroplani neri che si levano in volo senza sosta nella notte non mi rassicurano. Al decollo, il nostro minuscolo Embraer United, in ritardo di quattro ore, sarà costretto a farsi spazio tra loro. Nessuno se ne cura, tra i passeggeri accasciati per ore sulle poltrone in finta pelle, nemmeno tanto annoiati né infastiditi nonostante l'assoluta assenza di informazioni sulla sorte del nostro volo (semplicemente 'delayed' per parecchie ore), né sulle motivazioni del ritardo. Gli americani sono pazienti e confidano nell'autorità. Per ingannare il tempo, il Vostro Imbucato segue una sua pista e scopre che Charleston è la sede del montaggio finale del nuovo Boeing 787, aereo di nuova concezione di cui si dicono meraviglie, i cui primi esemplari, dopo anni di ritardi, hanno iniziato a essere consegnati progressivamente. A ben guardare lo stabilimento sembra essere dall'altra parte della pista, e gli uccellacci neri devono servire a convogliare incessantemente a Charleston pezzi di 787 prodotti in altri stabilimenti sparsi per il mondo. O così almeno credo.




Un tabaccaio e la veranda di una casa aristocratica

sabato 21 gennaio 2012

Imbucato alla campagna repubblicana, South Carolina/3 La festa di Newt







La festa della vittoria nella sala riunioni dell'Hilton di Columbia (che non è la prestigiosissima Università di NY ma la meno nota città della South Carolina che dello Stato è la capitale, come dimostra la cupola del Campidoglio che troneggia in centro tra terreni vuoti e abbandonati, colossali parcheggi e edifici liberty) è arrogante, pacchiana e gaudente come il vincitore. Probabilmente organizzata all'ultimo secondo, come piace a lui. Ci si entra senza invito né controlli, tramezzini e formaggio per tutti, alcolici a pagamento che scorrono a fiumi. Tra gli astanti, qualche improbabile militante che brandisce l'intorcinato slogan della campagna* ma soprattutto 60enni d'assalto, arricchiti, imbolsiti dai troppi hamburger e resi tronfi da una vittoria in larga misura inaspettata, almeno nelle proporzioni. Il discorso di Gingrich è inizialmente sobrio sullo stile dello statista che è convinto di essere, e poi via via più trombonesco e autoreferenziale. Pare che l'uomo non sappia gestire lo sconfinato amore che nutre per se stesso. Mitt ha riconosciuto la sua sconfitta più di due ore prima in un clima reso più spettrale dall'eccesso di mezzi inutilmente profusi dalla sua campagna. Al megacapannone della Fiera di Columbia (chissà che ci fanno in questi spazi colossali, quando non c'è Mitt) si accede dopo aver passato filtri e controlli. Ai giornalisti non è concesso l'ingresso nella sala principale, dove un manipolo di militanti è stato ammaestrato a contenere la delusione, ma solo alla sala stampa, approntata ad occhio per ospitare qualche migliaio di reporter. Ce ne saranno venti più l'Imbucato, naufragati li' per pigrizia, a morire di freddo e a fissare gli schermi giganti su cui Fox News annuncia ancor prima della chiusura dei seggi che Newt ha ottenuto il 40 cento. La cameriera preposta a servire le bevande affogate nel ghiaccio, anche alcoliche nonostante la fede mormone del Capo, rimarrà impettita e disoccupata tutta la sera.
*Unleash the American people to rebuild the America we love, uff!




venerdì 20 gennaio 2012

Imbucato alla campagna Repubblicana, South Carolina/2 Noi e l'elefante


Nel giorno più convulso della campagna per le primarie repubblicane in South Carolina, a 24 ore dal voto, i coniugi Gingrich onorano con la loro presenza una meritoria istituzione cittadina, l'ospedale per bambini. Una folla di giornalisti li accoglie, affamata di dichiarazioni e non tanto ben disposta, dopo che il candidato ha annullato senza preavviso un incontro mattutino, previsto da vari gruppi religiosi come oceanico e ridottosi a un miserevole flop in sua assenza. I coniugi incedono come una coppia presidenziale più che candidata, si fanno lentamente largo negli spazi inadeguati tra pazienti e giornalisti, confabulano in maniera inintelligibile con i medici, poi scompaiono per mezz'ora, che i giornalisti ingannano come loro solito, tra lazzi, telefonate e isterico battere su tastiere di computer. E' Callista, la terza e attuale moglie del candidato, a  emergere alfine da dietro le quinte, accompagnata da un individuo mascherato da elefante, che l'ingenuo Imbucato ha pensato inizialmente di poter identificare come lo stesso Gingrich (che in quanto a stazza non avrebbe nulla da invidiare al pachiderma). Il vero Gingrich si tiene in realtà discosto e ammira con tenero sorriso la pantomima che si svolge sotto l'occhio costernato dei giornalisti e delle loro telecamere. Callista, morbidamente assisa tra ignari e disinteressatissimi bambini di vari colori messi a disposizione per la bisogna e fiancheggiata dal finto elefante, si dà a fare a raccontare loro la storia d'America secondo Callista. Per meglio dire, recita loro il libretto, a quanto pare bisognoso di parecchia pubblicità, e di cui lei stessa è autrice, "Sweet land of liberty", disponibile su Amazon a dollari 10.17. http://www.amazon.com/Sweet-Land-Liberty-Callista-Gingrich/dp/1596982926/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1328639625&sr=1-1 Conclusa la loro efficace dimostrazione di come pubblico impegno e interesse privato si mescolerebbero in una eventuale amministrazione Gingrich, i due se ne vanno, silenziosi come erano venuti, tra i giornalisti che smontano le telecamere e scrollano la testa.


giovedì 19 gennaio 2012

Imbucato alla campagna Repubblicana, South Carolina/1 La noia di Mitt (e la nostra)


Mitt Romney è il grande favorito, il più moderato e il più spendibile contro Obama, l'unico tra i quattro candidati rimasti che possa letteralmente pagarsi una marcia trionfale verso la nomination repubblicana, e che sicuramente lo farà.  Eppure ancora prima di vederlo umiliato dalla vecchia volpe Gingrich sabato sera in South Carolina, Mitt ci ha sempre dato l'impressione di essere un po' inadeguato. Incaponitosi a voler diventare Presidente degli Stati Uniti, quest'anno si ripresenta dopo il tentativo fallito del 2008 e la necessità di strizzare l'occhio a una base repubblicana sempre più radicale che lo osteggia per essere troppo moderato e liberale. Non gli mancano né la volontà né i mezzi materiali; le riunioni elettorali sono preparate con cura del dettaglio e rigida professionalità americana. I militanti/figuranti vengono fatti affluire sul palco in anticipo, a preparare lo sfondo dietro al Capo, e a rappresentare una diversità culturale studiata a tavolino: due asiatici a destra, due a sinistra, un nero al centro e una vecchietta di lato (dei gay non è dato sapere, se ne parla poco in queste primarie e in queste contrade); e tutti a sventolare le bandierine di Mitt. Poi, mentre gli altoparlanti rovesciano sulla folla un country dozzinale ma energico, sbarca il pullman della campagna, al cui interno Mitt, che viaggia in Boeing 737 in affitto, non ha mai posato le auree chiappe, tirato a lucido e recante sulla fiancata le parole d'ordine che il candidato ripeterà sino allo sfinimento: Conservative, Businessman, Leader! L'uomo è ricchissimo, potente e profondamente conservatore, eppure la sua crudele mancanza di carisma stride talmente con questo circo congegnato per incoraggiare il culto della personalità che fa quasi tenerezza. Che pena vederlo agitarsi sui remoti palchi di provincia di Greenville, South Carolina, e solcare con passo incerto e il sorriso stampato folle che sembrano osannarlo per contratto, sentirlo ripetere senza ispirazione né eloquenza sempre lo stesso discorso pro-business e pro-valori americani, non prima di essersi fatto presentare con amorevole ammirazione dalla mogliettina Ann, conosciuta al college e dotata, contrariamente alla collega Callista, dell'uso della favella in pubblico. Ann declama ovunque, con lo stesso tono monocorde e le stesse identiche parole, che lei non avrebbe voluto che Mitt si (ri)candidasse ma che ha dovuto cedere solo dopo che lui gli ha dato la sua parola che riuscirà a salvare l'America...


Ma chi glielo farà fare a questi due, di sobbarcarsi tante fatiche e dover dire tante enormità? Forse si deve davvero scomodare l'ingombrante e idolatrata figura del padre governatore da eguagliare e superare per ovvie esigenze di copione psicanalitico per capire perché Mitt non si rassegni a una semplice, meritata vecchiaia dorata in qualche paradiso fiscale tropicale come la maggior parte dei suoi consimili milionari. Mitt a 64 anni è più bello e ha più capelli di George Clooney, è sposo felice e padre orgoglioso di cinque manzi uno meglio riuscito dell'altro (sebbene afflitti dallo sguardo vitreo tipico di molti americani di buona famiglia. Tra loro eccelle comunque il giovane Craig, a sinistra nella foto; una preferenza personale confermata dal popolo di internet) e tutti certo votati a sicuro avvenire. Mitt è stato brillantissimo e innovativo consulente bostoniano, e continua largamente a beneficiare di quella esperienza e degli investimenti che ne sono derivati nella misura di più di 21 milioni di dollari l'anno scorso (su cui paga la ridicola aliquota del 13%); è stato manager di riconosciuta competenza dei giochi olimpici, ha anche assaporato la vita politica come governatore del Massachusetts. Cosa lo spingerà a rimettersi in gioco di fronte alla nazione intera? Sarà forse la noia, o l'incapacità di trovare modi meno inutili di spendere il suo incalcolabile patrimonio?