Quello che segue è un breve
case-study sulle tecniche di socializzazione negli Stati Uniti, sempre in bilico tra socievolezza, ingenuità e interesse personale:
Quello a destra nella foto si chiama
Simon Z., è uno studente californiano in studi mediorientali all'Università di Santa Barbara, attualmente in
stage presso la
Clinton Foundation a Harlem. Una sera di un paio di settimane fa faceva visitare Times Square alla fidanzata mentre ci trovavamo nei paraggi. Con il pretesto di una foto, è nata una di quelle amicizie in pillole in cui sono specializzati gli americani e che sconcertano il visitatore europeo, per natura più riservato con gli estranei. La sincera curiosità verso il prossimo e l'ansia di acquisire nuove conoscenze da metabolizzare e incasellare rapidamente nel loro sistema mentale vanno di pari passo negli Americani con la propensione a condividere la propria vita con gli altri, spesso senza troppo preoccuparsi di fornire dettagli personali anche a dei perfetti
estranei. Così, in un quarto d'ora di conversazione serrata e in un crescendo di entusiasmo sotto gli occhi dell'esterrefatta amica sardo-romana appena sbarcata dall'Europa, di Simon e della sua fidanzata abbiamo appreso tutto o quasi, e lui di noi, sino a scambiarci gli indirizzi e-mail. Che noi, pur contenti dell'incontro inaspettato, abbiamo prontamente archiviato senza seguito. Ma non Simon, ancora giovane ma perfettamente indottrinato alla cultura americana del
follow up, che spinge a scorgere dietro ogni contatto, più o meno formale, una possibile utilità in funzione della propria carriera presente o futura. Così, anziché un'eventuale mail informale, ne abbiamo ricevute due, una a testa, identiche nella forma ma nella sostanza abilmente adattate ai nostri rispettivi interessi professionali, in cui Simon si rallegrava del nostro incontro
esaltante (in America gli aggettivi in questi contesti non sono mai troppo misurati), definiva
entusiasmante il fatto che avessimo tante cose in comune (le relazioni internazionali, nel mio caso), esprimeva la speranza di rivederci presto, e corredava il tutto con la foto con l'ex-Presidente, per fugare ogni dubbio di mitomania. Mancava solo il Curriculum in allegato. L'episodio dell'incontro con il socievole Simon aiuta a spiegare perché un fenomeno come
Facebook, basato sulla catalogazione di orde di illustri sconosciuti sotto la voce "
amici", e sulla profittevole monetizzazione della loro ansia di contatti sociali (
Facebook si appresta a fare il suo ingresso in Borsa con un valore probabile intorno ai 100 milioni di dollari), potesse essere inventato in un solo paese al mondo: gli Stati Uniti.

Riguardo a
Facebook: dopo attenta riflessione ho presso la sofferta decisione di riaprire
il mio conto (e anzi di aprirne un secondo per esigenze diciamo commerciali a nome della mia
casetta di campagna). Il conto era rimasto faticosamente attivo per pochi mesi prima che lo chiudessi con un certo livore due anni fa, imprigionandoci dentro i cinque soli scalcagnati veri amici e vaghi conoscenti che mi ero imposto di accettare. Ma ho altresì preso la solenne decisione di non accettare alcuna futura richiesta di nuovi "amici", la cui unica funzione, mi risulta, è quella di imbrattare il cosiddetto 'muro' con le loro insulse stupidaggini. È una resa, ma non senza condizioni, ne converrete.